Minorenni, traffico di stupefacenti, studio legale

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In relazione all'ipotesi di somministrazione di farmaci, è coerente con la giurisprudenza nel sostenere che la circostanza aggravante è in ogni caso una consegna di farmaci materiale a un minore; cioè, indipendentemente dalla destinazione effettiva che il farmaco può avere (come una terza parte a cui il minore deve, a sua volta, consegnare la sostanza astringente).

I fatti coperti dalla decisione in questione derivano dall'accusa per il reato di vendita e vendita di droghe di tipo cocaina, ex art. 73 DPR 309/90, aggravato ai sensi dell'art. 80 primo paragrafo, n. 1 d.P.R. n. 309 del 1990, per avere - un uomo - consegnato droga ai figli minori dell'ostaggio che, a sua volta, come avevano ripetutamente fatto in passato, provvedevano al pagamento dello stesso, poi lo consegnavano al padre.

Di riflessione preliminare, il ruolo dei bambini coinvolti nella condotta illecita del convenuto. In effetti, si sta chiedendo se la semplice ammissione della sostanza a persone di età inferiore ai diciotto anni rientri nell'ambito di applicazione dell'art. 80 del citato DPR, ovvero è una mera condotta criminale rilevante ai sensi dell'art. 73.

Per quanto riguarda la somministrazione di stupefacenti o sostanze psicotrope a minori, esistono tre regole standard (articolo 73 dprn 309/1990) e due regole specifiche (articolo 730, paragrafo 1, e articolo 44, paragrafo 2, dprn 309/1990).

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Altre norme previste nel testo unico sui narcotici puniscono pratiche correlate, diverse dalla vendita di droghe che comportano legami minori con la protezione dei minori (articoli 78 e 82, 309/1990).

L'art. 44, p.r. n. 309/1990 prevede il divieto assoluto di consegna o preparazione a un bambino di un'età o di una persona affetta da malattie mentali, narcotici o sostanze psicotrope. La violazione di questa disposizione comporta una multa fino a € 1.032, a condizione che il nono costituisca il reato più grave.

Cosa dice la legge riguarda la decisione?

Sotto l'apparente reclamo di una violazione della legge o di un difetto di motivazione, i reclami della ricorrente riguardano essenzialmente le constatazioni di fatto come indicato nella sentenza impugnata, il cui ragionamento è ovviamente integrato da quello della sentenza di primo grado.

L'assunzione della sostanza della sostanza è quindi risolta nella controversia sulla constatazione di fatto sul punto o nella domanda di riesame delle conclusioni procedurali, che è irricevibile nella legittimità. Sebbene il secondo motivo sia sostanzialmente in una controversia in realtà.

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Ai fini del riconoscimento dell'importanza della consegna di stupefacenti a un minore, è sufficiente, ai sensi dell'art. 59 cp, comma 2, che l'agente ha ignorato per errore l'età del contribuente o ha escluso per errore l'età del minore, (sezione 6, 9 luglio 2010, n. 41306, A., RV 248793, Sezioni 6, 29.1.2008, No. 20663, Cassoni et al., RV 240058).

Pertanto la domanda deve essere dichiarata irricevibile ai sensi dell'art. 606 c.p., u.c. con le conseguenze della legge.

I fatti, in breve, coinvolgono una persona che è controverso al reato connesso di vendita e smaltimento di droghe di tipo cocaina, ex art. 73 DPR 309/90, il sisma aggravante in quanto consegnava la sostanza ai figli minori dell'ostaggio che, a sua volta, come ripetutamente aveva fatto in passato, provvedevano al pagamento e al ritiro della sostanza per consegnarla a suo padre.

Cosa succede in questi casi?

Nel caso specifico, ciò che deve essere considerato, e che è il centro da cui ruotano i vari principi criminali, è il ruolo dei soggetti minori nella condotta illecita dell'imputato.

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Si sta chiedendo se la data che interpreta i bambini sia parte dei collegamenti applicativi dell'arte. 80 del citato DPR, o è una mera condotta, quella del cacciatore, imputabile alla violazione dell'art. 73

Il CS conferma gli argomenti degli Appellanti, discutendo senza dubbio sull'applicabilità della parte lesa al fatto presunto, secondo lo scrittore, al fine di evidenziare il fatto che il minorenne entra in contatto (tradotto legalmente "in possesso ") di una sostanza che è dannosa per la sua salute e può assumerla.

Solo per questo motivo l'aggravamento della pena; anticipando così la protezione dei soggetti vulnerabili.

Ciò che è in gioco qui non è altro che il possesso della sostanza nelle mani del bambino, indipendentemente dalla diversa destinazione che quest'ultimo potrebbe possedere.

Dall'interpretazione di S.C. solo ciò che è sufficiente per sostenere un argomento logico in senso negativo per l'imputato / condannato senza considerare la circostanza della reiterazione organizzativa del comportamento tenuto dal concessionario, dagli intermediari e dal cessionario.

Emerge quindi dalle linee di fatto che la donazione di cocaina ai minori è ovviamente una sorta di organizzazione del gioco, che porta al ruolo dei minori come intermediari tra i due protagonisti del reato; tutto ciò è avallato dalle dichiarazioni dell'imputato e del comportamento degli imputati / condannati.

È quindi necessario, al fine di escludere l'aggravante specifico, aggiungere alla narcotici dei minori, compresa la loro funzione; che è della massima importanza, e quindi ricade su un'interpretazione del S.C. che mostra la configurabilità dell'aggravamento della consegna della stupefacente al minore che equivale alla concessione di essa a meno che - e questo è il punto - la semplice funzione della funzione minore del minore non sia accertata, in quanto solo la funzione intermediario escluderebbe il pericolo il possesso della sostanza può indurlo a prendere in consegna (Sezione IV, n. 8584/1987).

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